QUANDO PORTARE IL TUO BAMBINO DAL LOGOPEDISTA? E’ IL MOMENTO GIUSTO?

 

“Mio figlio non si esprime in modo appropriato a differenza dei suoi amichetti: non socializza e non parla come il resto dei bambini: devo rivolgermi al logopedista?”

disturbo linguaggio trattamento logopedia parma luca militello

È importante sapere che durante i primi anni di vita si verifica il periodo di maggiore plasticità cerebrale. Per questo motivo, purché vi siano segni di ritardo, un intervento precoce e tempestivo è necessario e prioritario dai 30 mesi.

Questo diventa cruciale per contrastare le varie criticità, non solo in termini di comunicazione, ma anche di apprendimento, sviluppo emotivo e socializzazione. I disturbi del linguaggio sono dinamici e migliorano celermente con l’aiuto adeguato, ma aspettare è una “cattiva politica” poiché la ripresa spontanea è spesso illusoria.

Innanzitutto facciamo chiarezza sullo sviluppo linguistico nel bambino: conoscere il processo di acquisizione del linguaggio e le sue diverse fasi è essenziale per identificare eventuali ritardi o difficoltà.

Tra 0 e 6 mesi

Il bambino si calma con la voce della madre;  risalta i propri bisogni (fame, sonno, dolore) e risponde al suo nome attraverso vocalizzazioni e sorrisi.

Tra 6 e 12 mesi

Il bambino capisce le routine verbali (“ciao”, “hai fame?”) e i tentativi di gioco. Pronuncia “ma-ma” “pa-pa” come semplici produzioni vocali senza riferimento diretto.

 Tra 12 e 18 mesi

Segue i comandi verbali e pronuncia le primissime paroline con significato, ad esempio “mamma, papà, acqua“. È in grado di indicare parti del suo corpo e inizia ad ampliare il suo vocabolario.

Tra 18 e 24 mesi

Il bambino è in grado di seguire un semplice ordine. Compare una sintassi iniziale: gestisce già circa 25 parole, con le prime combinazioni di due parole.

 Dai 2 ai 3 anni

Inizia lo stadio dell’esplosione del vocabolario. Il bambino è in grado di dare vita a produzioni verbali semplici (frasi di tre elementi).

Dai 3 ai 4 anni

Il bambino comprende ordini complessi. Continua a sviluppare il suo lessico, produce enunciati più lunghi (frasi di tre o quattro elementi). Il suo linguaggio è comprensibile a conosciuti e sconosciuti.

Dai 4 ai 5 anni

La costruzione del linguaggio orale è più elaborata, comprende tutto ciò che viene detto, usa frasi complesse, è in grado di raccontare in modo chiaro le proprie idee e esperienze.

Dai 5 ai 6 anni

Il bambino oltre ad usare enunciati sempre più articolati, è in grado di narrare esperienze e storie in maniera adeguata, senza alcuna alterazione fonologica o articolatoria.

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“Notiamo che nostro figlio parla poco e viene poco compreso: cosa dobbiamo fare?”

È inevitabile porsi questa domanda: ciò accade, in molte occasioni, perché risulta impossibile evitare confronti con i fratelli, i compagni dell’asilo, gli amici al parco, i cuginetti..

Ecco perché è necessario conoscere alcuni “sintomi” che potrebbero indicare un segno di ritardo o alterazione nel linguaggio.

 

  • Durante la comunicazione non mantiene il contatto visivo, non mostra intenzione comunicativa e non risponde al proprio nome. 

 

  • Non è sorpreso quando si verificano suoni forti e potenti. Ciò potrebbe denotare possibili problemi di udito, che sono i primi a generare disagi nello sviluppo linguistico.

 

  • A 2 anni non possiede un vocabolario minimo di circa 40-50 parole. Impiega troppo tempo a rispondere a semplici domande/comandi. È importante verificare che non ci siano difficoltà di comprensione che possano tradursi in problematiche espressive: ciò che un bambino non capisce è incapace a riprodurlo.

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  • A 3 anni non è in grado di esprimere i suoi bisogni e le idee più elementari. Non viene compreso da persone al di fuori dell’ “ambiente familiare”. Non è in grado di mettere insieme più parole, ma utilizza nel maggior parte dei casi gesti, mimiche o brevi vocalizzazioni.

 

  • A 4 anni uno o più suoni emessi sono distorti (tane invece di cane; losa invece di rosa) oppure vengono omessi (cota invece di carota).

 

  • A 5 anni continua a usare frasi eccessivamente semplici (non c’è uso di subordinate o varietà di tempi verbali) e mancano i vari funtori (articoli, preposizioni, congiunzioni).

 

  • A 6-7 anni si rilevano alterazioni dell’occlusione dentale e della postura linguale durante la deglutizione e la respirazione.

 

  • Dal primo biennio scolastico presenta problemi nell’apprendimento di lettura e scrittura e nell’acquisizione dei concetti di base di ragionamento logico-matematico e calcolo. È essenziale affrontare queste difficoltà in tempo utile affinché il bambino sostenga in modo adeguato le basi dell’alfabetizzazione.

 

  • Perde facilmente la voce o la sforza continuamente. Ciò speso accade a causa di un abuso vocale, specialmente nei bambini agitati, che tendono a gridare spesso, ecc…

 

È fondamentale e imprescindibile considerare l’impatto che i disturbi del linguaggio possono avere sui bambini in termini sia scolastici che sociali.

“Il bambino arriva a non parlare in classe o a non partecipare pienamente a scuola: questo spesso comporta avere meno amici o essere vittima di bullismo” dice Susan Karr, Direttore presso l’American Speech-Language-Hearing Association (ASHA).

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Se hai dei dubbi sul fatto che tuo figlio presenti eventuali disturbi nel linguaggio, nella voce o nella deglutizione, il consiglio è di consultare il logopedista il prima possibile: l’intervento precoce e tempestivo è senza dubbio la migliore garanzia di successo.

 

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