TACHILALIA

 

“Spesso mi dicono che parlo troppo veloce e mi mangio le parole. Sta diventando un problema perché in gruppo tendo ad isolarmi. Cosa posso fare? A chi devo rivolgermi?”

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La TACHILALIA, che spesso può essere confusa con la disfluenza e la balbuzie, è un disturbo dell’eloquio caratterizzato da un ritmo eccessivamente veloce, che rende difficile percepire e comprendere le parole.

Questa eccedente velocità può essere accompagnata da un disordine generale nel discorso.

In questo articolo vedremo esattamente in cosa consiste, indagheremo il perché si verifica e i trattamenti più efficaci per combattere questo disturbo.

SINTOMI E CARATTERISTICHE

Ritmo rapido e irregolare nella parola

Il ritmo vocale è estremamente veloce: ciò fa sì che, in molte occasioni, sia difficile comprendere le parole, che sembrano precipitose e difficili da discriminare.

Tuttavia, questo problema non si presenterà allo stesso modo in ogni momento/contesto e sarà differente per tutti: non esiste un fattore scatenante universale. Può verificarsi quando la persona è a proprio agio oppure quanto è particolarmente agitata, può emergere nelle conversazioni con persone sconosciute oppure con cui si ha confidenza.

Difficoltà nella strutturazione dei pensieri

In molte occasioni queste persone non sono in grado di organizzare le loro idee e quindi possono saltare di frequente da un argomento all’altro in un modo apparentemente casuale.

Spesso la tachilalia può derivare da una pianificazione delle parole molto veloce e confusionaria, che inevitabilmente ne consegue una medesima manifestazione fono-articolatoria. La difficoltà è di dare vita ad un discorso fluido: ripetizioni di parole per avere il tempo di pensare, ma lo stesso può accadere con l’uso di riempitivi; cioè locuzioni che non richiedono uno sforzo mentale e permettono di programmare quello da dire successivamente.

Scarsa articolazione delle parole

Connessa a questa celerità sostenuta nell’elaborazione espressiva vi è la tendenza ad articolare poco e male il linguaggio. Come se si dovesse risparmiare tempo nella pronuncia delle parole, è comune, inconsapevolmente, apportare modifiche o tagliare alcuni fonemi o sillabe.

È ordinario per un individuo tachilalico collegare la fine di una parola all’inizio di quella successiva. Questo peggiora ancora di più la chiarezza del messaggio; soprattutto nel caso dei bambini, che sono i più colpiti, molte volte gli ascoltatori dovranno fare dei veri sforzi per decifrare ciò che il loro interlocutore vuole trasmettere.

Mancanza di consapevolezza sul problema

Le difficoltà sono aggravate da una particolarità molto curiosa: la persona non ha la consapevolezza del fatto che stia realizzando un discorso disordinato o che lo stia facendo troppo rapidamente.

Di conseguenza non si renderà conto che i suoi interlocutori avranno problemi a capirlo.

Questo si distingue dalla balbuzie, nella quale le persone sono perfettamente consapevoli di ciò che sta accadendo e tendono a soffrire di ansia sociale e paura di relazionarsi con gli altri.

Le persone con tachilalia spesso non cercano aiuto fino a quando qualcuno vicino a loro non li esorta ad imparare a comunicare in modo più chiaro ed efficace.

Alterazioni nel paraverbale

Infine, il fatto di parlare molto velocemente fa sì che non esprimano in maniera appropriata le emozioni attraverso il linguaggio.

Normalmente tenderanno ad usare un tono di voce piatto e monocorde, il che renderà ancora più difficile per le altre persone capire cosa vogliono trasmettere.

L’uso di inflessioni, accentazione e intonazione diversi nel discorso prende il nome di prosodia: coloro che soffrono di tachilalia manifestano inadeguatamente emozioni ed intenzioni.

CAUSE

La comparsa di questa disfunzione del linguaggio è attribuita a due tipi di cause: organiche/ereditarie e psicologiche/emotive.

  • Cause organiche/ereditarie

Il ritmo accelerato della parola può essere ereditato da parenti stretti e spesso l’insorgenza si verifica sulla base dell’imitazione delle persone interne all’ambiente comunicativo-linguistico in cui si cresce. Sono più inclini i bambini vivaci, facilmente eccitabili e iperattivi. Originaria nell’infanzia, la tachilalia, senza adeguata considerazione ed eventuale cura, aumenta nell’adolescenza e accompagna la persona fino in età adulta.

Alcune ricerche mostrano che le persone affette da tachilalia tendono a mostrare alcuni problemi di sviluppo nel sistema nervoso: problemi di connessione tra i due emisferi cerebrali e la predominanza del nucleo subcorticale del globo pallido provocherebbe un aumento dell’attività motoria.

  • Cause psicologiche /emotive

Queste persone tendono ad essere agitate, iperattive e molto emotive.

Per molti sarebbe più un sintomo di altre caratteristiche psicologiche. In ogni caso, è necessario effettuare ulteriori studi sull’argomento per comprendere meglio la relazione tra tutti questi elementi.

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FISIOPATOLOGIA

La tachilalia è caratterizzata da una mancanza di coordinazione tra i pensieri e la capacità di movimento dei distretti responsabili della produzione del linguaggio: a differenza della maggior parte dei disturbi del linguaggio, gli organi pneumo-fono-articolatori non presentano alcun problema. L’unico fattore ad essi correlato è l’incapacità di produrre e articolare i suoni alla velocità di cui la persona ha bisogno per esprimere correttamente le proprie idee.

COMORBIDITA’

In alcuni casi questo disturbo può manifestarsi insieme ad altri disturbi linguistici o psicologici.

I più comuni sono la balbuzie e l’ansia sociale. Quando una persona capisce che gli altri non la comprendono correttamente, può provare vergogna, timore o persino ansia al pensiero di parlare con altre persone. Questo può portare il problema a diventare sempre più serio; pertanto, gli esperti responsabili del trattamento di questi soggetti devono essere in grado di tenere in considerazione i vari aspetti attraverso strategie e trattamenti a 360 gradi.

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TRATTAMENTO

I fattori determinanti sono sia psicologici che fisici, pertanto il logopedista dovrà intervenire su diverse aree:

  • Consapevolezza, rilassamento e respirazione

La prima cosa su cui lavorare è la capacità di esaminare il proprio modo in cui vengono prodotte le parole.

Il logopedista attraverso metodiche specifiche farà riflettere sul proprio linguaggio ed intervenire su di esso grazie ad un’idonea propriocezione.

Una volta che il paziente è consapevole della natura della difficoltà, il passo successivo è quello di imparare il rilassamento per mantenere uno “stato di stress” adeguato al contesto sociale, ma soprattutto apprendere le tecniche per distendere la muscolatura coinvolta nella respirazione, nella fonazione e nell’articolazione, accordando e connettendo sinergicamente queste ultime componenti.

  • Fluenza verbale e linguaggio paraverbale

È importante imparare a controllare fluenza e il ritmo della parola perché aiuta l’ascoltatore a migliorare la comprensione del messaggio e aumenta il suo interesse.

Se non si mantiene un ritmo attraente, se non si ricerca una grande ricchezza melodica, se non si mantiene una sintonia con le emozioni da esprimere, se non si gioca con la prosodia,  il risultato sarà che le persone che ascoltano non lo fanno realmente.

  • Fono-articolazione

L’ultimo passo che una persona deve compiere per superare e vincere il disturbo è imparare a produrre un linguaggio più chiaro ed efficace: diventa determinante il saper articolare le parole intere senza eliminare parti di esse e aumentare l’articolazione stessa.

Un mezzo potente che offre il Logopedista è il “bombardamento sensoriale”, vale a dire amplificare la sensazione del tratto vocale, stimolando l’intero tratto vocale. Perché? Sebbene la lingua si muova costantemente quando parla (700 movimenti al minuto), la sensazione è minima. Sentire la lingua è difficile, dal momento che è un muscolo che ha una singola inserzione ossea e la sensazione propriocettiva è minima. Pertanto, è conveniente utilizzare alcune manovre e stimolazioni che risvegliano il tratto vocale. Attraverso l’ “iperarticolazione” è possibile attuare il raggio di movimento più ampio e disteso dei vari distretti orali, ottenendo la massima intelligibilità dell’eloquio.

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Un discorso intelligibile è quello che produce una buona comprensione del messaggio.

Non dipende dal volume della voce, ma da una maggiore chiarezza della parola: parlare senza far capire al 100%  quello che si dice è il modo migliore per incoraggiare l’interlocutore a disconnettersi e a disinteressarsi dall’atto comunicativo.

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