DISLESSIA: TRA FALSI MITI E CURIOSITÀ

 

Per dislessia s’intende un disturbo di natura neurobiologica che compromette una specifica area dell’apprendimento: la LETTURA.

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Di seguito troverete curiosità e false credenze da sfatare, tutt’oggi molto diffuse in una realtà non sensibilizzata (ancora) a dovere.

Un bambino che ha difficoltà a leggere è sicuramente affetto da dislessia?

Un soggetto che presenta difficoltà nella lettura non è necessariamente un bambino dislessico.

Effettuare una diagnosi di DSA non è un compito semplice e veloce: vanno presi in considerazione numerosi fattori. L‘iter previsto richiede molto tempo e l’attenzione di un team multidisciplinare.

 BOOM dei dislessici: sono davvero aumentati smisuratamente negli ultimi anni?

In realtà il numero dei dislessici in Italia è sempre stato stimato attorno al 4% della popolazione e i ragazzi con diagnosi di dislessia sono solo il 2% della popolazione scolastica. Esistono tantissimi dislessici che non sanno di esserlo. Vent’anni fa la dislessia era praticamente sconosciuta in Italia e a quasi nessuno veniva diagnosticata. Si è assistito quindi ad un progressivo incremento in ambito clinico delle ricerche e soprattutto delle attività di screening e  d’identificazione precoce.

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Il mio bambino (dislessico) ha un’intelligenza inferiore alla media?

I disturbi specifici dell’apprendimento sono alterazioni funzionali di determinati gruppi di neuroni coinvolti nell’apprendimento di abilità specifiche. Il quoziente intellettivo (QI) del soggetto, pertanto, non è compromesso o inferiore alla media: il primo criterio per fare diagnosi di DSA è che non vi sia deficit di intelligenza.

Studi indicano che 1 soggetto su 3 possieda un qualche talento: personaggi famosi quali Nicolai Tesla, Guglielmo Marconi, Leonardo da Vinci, Robbie Williams, Cher, Muhammad Ali, Walt Disney, Agatha Christie e Dustin Hoffman pare siano, o siano stati, dislessici.

Mio figlio dovrà scegliere scuole meno impegnative?

Le problematiche dell’apprendimento non comportano assolutamente un’incapacità di imparare! Quest’idea è rischiosamente fuorviante, allarma i genitori e ancor più i figli. La difficoltà non è riportata nel funzionamento intellettivo e cognitivo, ma nel metodo. 

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Si diventa dislessici a causa della pigrizia e del poco impegno?

Sebbene possa accadere che, in seguito a continue frustrazioni, questi bambini sperimentino un senso di rassegnazione e rifiuto della scuola, non è vero il contrario, cioè che disinteresse e pigrizia causino i disturbi specifici dell’apprendimento.

Immagina come potresti sentirti se, ogni volta che leggi qualcosa, ti servisse del tempo in più per pensare al suono delle parole o dovessi leggere più volte una frase per capirne il significato.

Esercitarsi a leggere ad alta voce è sempre utile?
La lettura a voce alta non migliora l’apprendimento della lettura in quanto chi legge non riconosce facilmente il proprio errore. Esso viene inconsapevolmente immesso in alcuni circuiti neurali della memoria, consolidando così modalità di lettura errate. Inoltre la fatica nel riconoscere e nel pronunciare le parole scritte sottrae le risorse cognitive necessarie ad elaborare e concettualizzare i significati di quanto si sta leggendo.

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Ad un ragazzo può essere diagnosticata la dislessia quando è già adolescente?

Spesso chi ha un buona resa scolastica o si impegna proficuamente nello studio può nascondere dei disagi. Buoni voti e un impegno intensivo potrebbero così indicare in maniera ingannevole una totale assenza di difficoltà. È possibile che, con l’avanzare delle richieste didattiche, i ragazzi che precedentemente non avevano manifestato difficoltà, vadano in crisi.

Un DSA può essere diagnosticato non solo in adolescenza, ma anche in età adulta!

Con il tempo si può “guarire” dalla dislessia?

Se il disturbo dell’apprendimento viene diagnosticato nei primi anni di scolarizzazione (seconda o terza elementare) vi sono ottimi margini di miglioramento delle abilità compromesse.

Qualsiasi DSA va considerato in una prospettiva life-span: esiste un substrato biologico che non può essere “eliminato”, bensì affrontato con tecniche di apprendimento migliorando il più possibile le difficoltà di lettura, con le quali (in forma ridotta) si dovrà convivere. Con il continuo allenamento sono previsti traguardi importanti e determinanti nell’accuratezza e nella velocità della lettura. Il soggetto non smetterà mai di essere un DSA, tuttavia attraverso interventi precoci si potrà sostenere il soggetto durante il suo percorso scolastico, risparmiandogli inutili sofferenze.

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Il Logopedista ha contatti diretti con il corpo scolastico

Gli incontri con i docenti sono fondamentali e fanno parte della buona prassi clinica.

Gli insegnanti vanno informati sul profilo funzionale ottenuto e su come sfruttarne i punti di forza cognitivi per favorire l’apprendimento. Si concordano modalità e strategie d’insegnamento personalizzate per “cucire su misura” il progetto didattico, circostanza necessaria non solo affinché il ragazzo riesca a imparare con minore sforzo, ma anche per mantenere alta la motivazione verso lo studio.

 

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