” Hai lottato invano prima, non puoi mollare ora che hai l’opportunità di migliorare”.

In questo articolo ho deciso di dedicare uno spazio importante, oggi, il giorno del suo compleanno, ad una persona che mi sta insegnando tanto, dalle cose più piccole a quelle più grandi: Maria Teresa Rinaldi.

Inizialmente una mia paziente, oggi una mia amica, alla quale mi sono particolarmente legato e affezionato durante il nostro cammino, ormai iniziato qualche anno fa.

Fin da subito mi ha colpito la sua sensibilità, la sua nobiltà d’animo, la sua capacità di dare e trasmettere agli altri, la sua forza, dimostrata sia nel nostro percorso che nella vita.

Io credo di ricevere e imparare costantemente da lei e sono veramente orgoglioso di poterla sostenere e aiutare.

Qui di seguito ho deciso di riportare un suo scritto, in cui racconta la sua storia con la logopedia.

“Ho iniziato logopedia all’età di diciotto anni quando dal lago d’Iseo mi sono trasferita presso il Centro riabilitativo Don Carlo Gnocchi di Parma dove ho anche potuto riiniziare a studiare e diplomarmi.

La logopedia, cos’era mai? La prima valutazione l’ho ancora in mente, erano test cognitivi, ad esempio: il cane…nella sua cuccia, la mela è un …ecc.

Dentro di me pensavo, sì che avevo problemi a parlare, ma non ero stupida. Una volta alla settimana andavo da questa persona che mi faceva leggere paroline, una alla volta in modo da esser il più chiara possibile fino a riuscire a completare una frase.

Tutto vano perché iniziavo ad avere sempre più problemi di respirazione tanto da non riuscir più ad emettere una parola intera.  Lei mi faceva soffiare in un bicchiere con una cannuccia ma non riuscivo nemmeno a fare due soffi che ero stravolta. Poi non riuscivo più a bere liberamente mi andava di traverso. Quando bevevo semplicemente acqua, il più delle volte, mi usciva dal naso.  Persino un medico del Don Gnocchi, non si era accorto del forte indebolimento al palato molle, oppure non avendo alcuna soluzione in merito, ha preferito buttarla sullo scherzo prendendomi in giro, chiedendomi se fossi fiorentina perché quando parlavo pronunciavo la C aspirata.

Quando sono andata via dal Don Gnocchi, non mi sono rassegnata, continuando una ricerca risolutiva frequentando altre logopediste. Inutilmente esercizi tutti o quasi uguali. Una perdita di tempo.

Purtroppo tutto ciò poteva essere evitato se i tanti neurologi da cui mi sono recata, avessero capito prima che il mio deficit era dovuto a una carenza di vitamina E.

Dopo aver ottenuto conferma tramite Dna della diagnosi definitiva di atassia deficit vitamina E, ho voluto praticare riabilitazione, quindi anche logopedia, tramite il Metodo Perfetti presso l’ospedale di Schio in provincia di Vicenza dove ho raggiunto parecchi risultati. La logopedista che mi era stata affiancata, mi aveva detto che per interloquire nel modo  comprensibile avrei dovuto utilizzare mollette nasali e così ho fatto, non sempre però, anche perché era un ingombro poco piacevole pur a livello psicologico.

Ora ho ancora problemi a parlare ma continuo a mettermi in gioco per riacquistare il più possibile una vocalità comprensibile.

In questo percorso, negli ultimi anni ho avuto un miglioramento grazie a questa tecnica, associata alle sue riuscite e funzionanti prove di inserire minute garzine nelle narici  in modo da ottenere un eloquio fluido senza fuoriuscita d’aria nasale. Sono stata una fra i primi in Italia ad utilizzare l’elettrostimolatore sul palato molle, sotto la lingua e sulle labbra.

Il tutto studiato e eseguito su di me dal mio formidabile logopedista e grande amico Luca Militello. Un inesauribile grazie alla mia famiglia, non escludendo a priori il mio amico e logopedista, ne tanto meno i miei pochi, ma veri amici che credono in me e mi esortano a continuare la battaglia, per il raggiungimento del mio obiettivo.

Non demordo, tengo duro con esercizi che non sopporto più ma, al sol pensiero di com’ero prima dell’assunzione di vitamina E mi dico:

” Hai lottato invano prima, non puoi mollare ora che hai una possibilità di miglioramento”.

Ho una seconda opportunità, non posso, non devo ma soprattutto non voglio sprecarla.

 

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