DISLALIA

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L’errata pronuncia di una lettera prende il nome di DISLALIA: si tratta di un disturbo di articolazione dei fonemi, la cui causa è da attribuire ad alterazioni funzionali od organiche a livello dell’apparato fonatorio (labbra, lingua, denti).

Ci sono bambini che a tre anni parlano correttamente e altri che, ancora a sette anni, “inciampano” nella pronuncia di alcune lettere.

Le più comuni forme di dislalia sono il rotacismo (più comunemente “r moscia”) e il sigmatismo (articolazione alterata della “s”).

L’uso prolungato del ciuccio o del biberon o abitudini viziate, quali succhiarsi il pollice, mangiarsi le unghie, mordicchiare penne o matite, inducono la spinta della lingua tra gli incisivi durante la fonazione. Invece la scarsa abitudine a masticare e quindi il preferire cibi poco consistenti o frullati, possono determinare problemi all’articolazione dei fonemi apicali.

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CLASSIFICAZIONE

A seconda della causa del disturbo, le dislalie si distinguono in:

  • Dislalie organiche: quando sono causate da malformazioni o lesioni a livello di uno o più settori del sistema articolatorio. Si hanno nel caso di palatoschisi, insufficienza velare, malformazioni delle arcate dentarie, alterazione del morso dentale, palato ogivale, frenulo corto, macroglossia, ipertrofia delle adenoidi, riniti ricorrenti/persistenti (che obbligano il bambino a respirare con la bocca aperta determinando così dislalie a carico dei fonemi che vengono articolati mediante elevazione della parte anteriore della lingua).
  • Dislalie funzionali: quando l’errata pronuncia è causata da una cattiva impostazione di uno o più settori dell’apparato fonatorio: spesso sono sufficienti pochi esercizi di ginnastica dei vari settori interessati per determinare una corretta pronuncia.
  • Dislalie audiogene: sono dovute a malattie che impediscono una buona percezione dei suoni da parte del bambino e di conseguenza un’errata pronuncia dei vari fonemi. Le cause principali di questo tipo di dislalie sono la sordità e le otiti ricorrenti nei primi anni di vita del bambino.

A seconda della zona in cui avviene l’errata impostazione, si distinguono in:

  • Labiali: i fonemi interessati sono quelli la cui articolazione necessita del contatto bilabiale;
  • Dentali: i fonemi interessati sono quelli la cui articolazione ha bisogno dell’appoggio dei denti (labio-dentali, linguo-dentali, linguo-alveolari);
  • Linguali: i fonemi interessati sono quelli la cui articolazione coinvolge la lingua;
  • Palatali: i fonemi interessati sono quelli la cui articolazione coinvolge il contatto con il palato.

 

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Invece, in base al fonema alterato parliamo di:

  • Sigmatismo: di cui se ne distinguono varie forme (interdentale, laterale, nasale), l’alterazione riguarda i fonemi “s, z, sc” ;
  • Rotacismo: alterazione del suono “r” ;
  • Labdacismo: alterazione del suono “l” ;
  • Deltacismo: alterazione del suono “d” ;
  • Kappacismo: alterazione del suono “k”;
  • Gammacismo: alterazione del suono “g”.

Quando si parla di dislalia in genere si pensa ai bambini, tuttavia possiamo ritrovarle anche negli adulti. Ad esempio in soggetti con:

  • paresi della lingua;
  • paresi del velo del palato;
  • paresi facciale;
  • dislalie isolate presenti fin dall’infanzia e trascurate;
  • alterazioni anatomiche non curate durante l’infanzia;
  • perdita di denti;
  • amputazione di una componente fono-articolatoria (labbra, palato, lingua, mandibola) per tumore.

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TRATTAMENTO LOGOPEDICO

A 3-4 anni le dislalie vengono considerate fisiologiche, infatti i bambini di questa età non hanno ancora raggiunto una completa maturazione ed un’adeguata capacità di controllare i complessi e precisi movimenti necessari per una corretta emissione dei vari suoni.

Quando queste dislalie si protraggono oltre l’età scolare allora non sono più fisiologiche; spesso sono forme di lieve entità, ma se trascurate possono influire negativamente sul rendimento scolastico, sull’arricchimento del vocabolario, causare disturbi anche a livello psicologico e comunicativo. Per questo i problemi di linguaggio, anche se di lieve entità, è bene che siano risolti prima di andare a scuola.

Nel trattamento delle dislalie distinguiamo due momenti:

– un primo momento di “ginnastica” degli organi fonatori interessati, ovvero un allenamento delle strutture fono-articolatorie della bocca;

– un secondo momento di impostazione fonetica vera e propria, cioè di articolazione del suono o dei suoni alterati.

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1) Sia gli esercizi di allenamento degli organi fonatori che quelli di articolazione è bene che non vengano eseguiti (soprattutto nei bambini) per tempi molto lunghi durante le sedute. Questo per evitare che il bambino si annoi e non presti più l’attenzione necessaria o si rifiuti di ripeterli per averli eseguiti molte volte. 

2) Gli esercizi dovranno essere variati il più possibile per mantenere una buona collaborazione e dovranno essere scelti secondo le esigenze del paziente.

3) E’ sempre bene, soprattutto nel bambino, non richiedere esercizi superiori alle sue capacità per evitare che si scoraggi e si rifiuti di collaborare. Gli esercizi devono essere presentati con difficoltà crescente.

4) L’imitazione, processo di apprendimento attuato in modo spontaneo dal bambino, è alla base del trattamento delle dislalie. Innanzitutto il bambino imparerà a distinguere i vari fonemi a livello percettivo, poi si passa alla pronuncia dei fonemi seguendo il corretto schema articolatorio.

5) Infine si passa alla produzione di parole e frasi. E’ necessario fare eseguire questi esercizi davanti allo specchio in modo che il paziente possa confrontare i suoi movimenti con quelli del logopedista/genitore. In questo modo oltre a sfruttare il controllo uditivo viene sfruttato anche quello visivo. Altrettanto utile è il controllo tattile: far sentire al paziente le varie posizioni con le mani. È fondamentale l’esercizio quotidiano per una veloce soluzione del problema.

Molti bambini che hanno un sigmatismo interdentale e/o altre dislalie presentano anche una deglutizione ancora infantile (DEGLUTIZIONE DEVIATA). Sarà quindi indispensabile affiancare alla rieducazione delle dislalie la correzione della deglutizione.