DISTURBO SPECIFICO DELL’APPRENDIMENTO

Pedagogia

Con il termine DSA (“Disturbo Specifico d’Apprendimento”) ci si riferisce ad un gruppo eterogeneo di disturbi che interessa in modo specifico le abilità di lettura (dislessia), di scrittura (disortografia e disgrafia) e di calcolo (discalculia).

DIAGNOSI

Il funzionamento intellettivo generale risulta adeguato all’età cronologica e non vi sono menomazioni sensoriali e/o neurologiche, disturbi significativi della sfera emotiva e svantaggio socioculturale che possono essere considerati causa del disturbo nell’area degli apprendimenti.

Per poter fare diagnosi di disturbo specifico di apprendimento, vengono somministrati test standardizzati, sia per valutare il funzionamento intellettivo (somministrati dal Neuropsichiatra infantile), sia per valutare gli apprendimenti (somministrati dal Logopedista).

La diagnosi viene posta alla fine della II primaria per dislessia e disortografia, mentre alla fine della III primaria per la discalculia.

Sulla base della diagnosi, la scuola stenderà un PDP, Piano Didattico Personalizzato, che, firmato dai genitori e dalle insegnanti, garantisce allo studente la possibilità di usufruire anche a scuola, di strumenti compensativi e dispensativi al fine di raggiungere il successo scolastico.

Quando viene rilevata una difficoltà importante nell’area degli apprendimenti, è buona pratica, non porre immediatamente la diagnosi, soprattutto per bambini delle classi II e III primarie, ma sottoporli a training di potenziamento della lettura, scrittura e/o calcolo. In seguito ai cicli di trattamento, vengono risomministrati i test d’apprendimento. A quel punto, se i valori ai test restano molto inferiori alla media (-2 deviazioni standard), si può parlare con maggiore certezza, di disturbo specifico d’apprendimento.

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La DISLESSIA si caratterizza come un disturbo nella velocità e nella correttezza di decodifica del codice scritto. Quindi la lettura si presenta lenta e scorretta soprattutto nelle fasi iniziali di acquisizione, mentre con il passare dell’esposizione al codice scritto, solitamente la correttezza migliora, ma a discapito della velocità.

Quando il bambino legge, soprattutto brani lunghi e scritti in un carattere di dimensioni ridotte, si affatica molto e può darsi, ma non è una condizione sempre presente, che non riesca ad accedere al contenuto del testo, poiché tutte le sue risorse sono impegnate nella decodifica delle parole.

La lettura tende a restare sillabata, poco fluida e caratterizzata da una serie di errori, ad esempio: pause, esitazioni, decodifica scorretta di grafemi (ad esempio legge b invece di d, a invece di o), errori di anticipazione (legge scaletta invece di scalino), inversione di grafemi (legge parto invece di prato), omissione di grafemi (non legge una lettera o un’intera sillaba), salto di una riga del brano o rilettura della stessa riga.

Per garantire il successo scolastico al dislessico è necessario adottare una serie di misure dispensative e strumenti compensativi a casa e a scuola. E’ anche utile un training sia della lettura, sia dei prerequisiti della lettura; ovvero sulle competenze metafonologiche di analisi, sintesi e segmentazione fonologica di parole a struttura via via più complessa.
Il punto di forza dei ragazzi con dislessia è la comprensione d’ascolto, che risulta adeguata, se non c’è un disturbo di linguaggio non risolto o parzialmente risolto.

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La DISORTOGRAFIA si caratterizza come disturbo nel processo di trascrizione tra fonologia e rappresentazione grafemica della parola. Il graduale apprendimento di questo rapporto, ovvero tra rappresentazione fonologica ed ortografica, avverrebbe a differenti livelli. Dapprima di singole lettere, poi di gruppi di grafemi corrispondenti a componenti subsillabiche, sillabiche, morfemiche, fino a creare un’associazione lessicale. La produzione scritta, i dettati e la copia, risultano, per il disortografico, molto più impegnativi che non per un bambino senza disturbo d’apprendimento, a causa della mancata automatizzazione dei processi di transcodifica suono-segno.

Meglio sarebbe, nei casi più gravi o nei ragazzi più grandi permettere l’utilizzo del computer che, grazie alla tastiera, potenzia l’analisi fonologica della parola, oppure l’utilizzo di altri programmi, che invece permettono al bambino di dettare a voce alta e poi è il computer a scrivere.

Nei casi di bambini della primaria, invece, oltre alla dispensazione da compiti di scrittura prolungata nel tempo, risulta importante migliorare i processi sottostanti la corretta produzione di parole regolari e irregolari, l’apprendimento esplicito delle regole ortografiche unito alla memorizzazione di alcune eccezioni, la discriminazione uditiva del cambiamento di sonorità della parola, associata al cambio di significato.

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La DISGRAFIA è la difficoltà nella realizzazione manuale dei grafemi e quindi nel grafismo. Un disturbo nel grafismo determina la realizzazione di una calligrafia illeggibile, oltre che ad una notevole lentezza nella realizzazione del tratto grafico, difficoltà a gestire lo spazio del foglio e difficoltà nel rispetto della distanza tra lettere e parole. La disgrafia ha delle sovrapposizioni con la disortografia e spesso compaiono entrambe, determinando un aumento degli errori ortografici a causa della necessità del bambino di controllare anche il tratto grafico.

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La DISCALCULIA viene definita come un disturbo nell’elaborazione del numero, che si manifesta nell’incapacità di selezionare e monitorare le procedure base di particolari operazioni, mancanza di riconoscimento e comprensione dei segni matematici, difficoltà a comprendere quali numeri sono pertinenti al problema, difficoltà a selezionare l’operazione corretta per il problema, scorretta organizzazione spaziale dell’incolonnamento, soprattutto dei decimali, incapacità ad apprendere le tabelline ed i fatti numerici.

Sono stati riconosciuti due profili di discalculia: una relativa al modulo numerico ed una relativa al calcolo.

Nel primo si osservano difficoltà nel riconoscere/manipolare le quantità, anche piccolissime, lentezza nell’attribuire i nomi ai numeri e difficoltà nel conteggio. Nel secondo profilo si evidenziano difficoltà nell’acquisire le procedure e gli algoritmi del calcolo, che si manifesta con errori non casuali nei calcoli scritti ed a mente.

Al fine di garantire il successo scolastico al bambino discalculico è auspicabile, oltre al trattamento logopedico, l’adozione di specifici strumenti compensativi/dispensativi quali la costruzione/consultazione di tabelle che contengano le procedure di risoluzione delle operazioni, la tavola con le tabelline, la tavola con le parole chiave dei problemi e le operazioni da selezionare e l’uso della calcolatrice, che solleva il bambino dal lavoro relativo al calcolo permettendogli di dirigere la sua attenzione completamente sul testo del problema.

COMORBILITÀ

E’ ormai assodato che i disturbi specifici d’apprendimento risultano spesso associati. Ovvero la dislessia è spesso associata alla disortografia, alla disgrafia, alla discalculia a ad altri disturbi evolutivi, come ad esempio il disturbo da deficit di attenzione-iperattività o disturbi del comportamento. Spesso non vuol dire sempre, quindi vi sono casi di dislessia pura, disortografia pura o discalculia pura.

PREVENZIONE

Le ricerche nel corso degli anni, hanno confermato che le abilità linguistiche sono i migliori predittori dei disturbi di lettura e scrittura, mentre inadeguate rappresentazioni della quantità predicono il disturbo del calcolo.

A questi predittori si associano l’abilità di analizzare i suoni presenti nelle parole e manipolarli, il riconoscimento delle singole lettere, la scrittura del proprio nome, la denominazione veloce e il conteggio; tutte abilità che il bambino deve possedere prima dell’ingresso in scuola primaria.

Importante strumento per un’identificazione precoce di fragilità in una delle aree sopra indicate, risulta lo screening nella scuola materna. Lo screening si articola in un questionario osservativo ascolto dalle maestre (questionario IPDA), dal quale è possibile individuare i bambini con fragilità ed inviarli ad un approfondimento.

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TRATTAMENTO

E’ fondamentale procedere con l’intervento logopedico, poiché ci sono margini di miglioramento (indipendenti dalla gravità) e molto spesso la sola compensazione non è sufficiente.
Le linee guida della Consensus Conference indicano che un intervento è tanto più efficace quanto più è precoce e frequente (sarebbe auspicabile poter effettuare incontri almeno 2 volte a settimana).

Un progetto di trattamento si pone come obiettivi:

  • favorire la migliore evoluzione delle competenze, nonostante la presenza di uno specifico deficit;
  • fornire strumenti e strategie alternative di apprendimento;
  • gestire nel modo migliore la situazione di difficoltà;
  • evitare che si formino altre forme di disagio.

Un intervento precoce aiuta a limitare l’effetto “a cascata” sugli apprendimenti: difficoltà nelle prime fasi di acquisizione di lettura, scrittura e calcolo possono a catena determinare difficoltà negli apprendimenti più complessi.
L’intervento deve essere funzionale (agire sull’abilità deficitaria) e di compensazione(fornire strumenti e strategie alternative).
Non esiste un momento giusto in cui fare il trattamento: prima si inizia a potenziare le difficoltà e meglio è.

Può essere attivato alla scuola primaria, ma anche con studenti della scuola secondaria: è importante precisare che il trattamento deve necessariamente essere personalizzato, tarato sulle caratteristiche individuali, identificando obiettivi che rispondano ai bisogni dello studente in base all’età e alla classe frequentata.