DISTURBO SPECIFICO DI LINGUAGGIO

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Che cosa sono e come individuarli

Ognuno di noi, nel proprio percorso di vita, avrà certamente incontrato un bambino con difficoltà di linguaggio, ma fino a che punto ci rendiamo conto dell’importanza di un linguaggio chiaro e in linea con le tappe di sviluppo e quanto invece giustifichiamo alcune immaturità linguistiche come frutto di un eloquio da “piccolino” e per alcuni aspetti, anche molto buffo e divertente?

È importante interrogarsi sulla possibilità che possano esservi delle difficoltà a carico dei sistemi linguistici e considerare quali implicazioni queste difficoltà possano avere sullo sviluppo di competenze future come la lettura e la scrittura e quali conseguenze ci siano per la sfera emotiva e sociale del nostro bambino.

Il Disturbo di Linguaggio rappresenta una tra le più frequenti difficoltà che si possono riscontrare nello sviluppo dei bambini di età compresa tra i 2 e i 6 anni.
In questo ambito riconosciamo due macro categorie: i disturbi di linguaggio “secondari”, che si presentano in associazione a un disturbo di origine primaria (deficit neuromotori, cognitivi, sensoriali, ecc.) e i Disturbi Specifici di Linguaggio (DSL) che non dipendono da altri deficit e si presentano con una compromissione specifica dell’abilità di linguaggio.

I DSL risultano avere una diffusione del 5-7% (Stark e Tallal, 1981) in età prescolare e tendono a ridursi nel tempo presentando un’incidenza dell’1-2% in età scolare. Più della metà dei bambini (55-60%) con DSL non risolto presenterà successivamente un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), a carico dei processi di lettura, scrittura e/o calcolo (dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia).
É fondamentale, quindi, seguire precocemente lo sviluppo del linguaggio del bambino e monitorare anche in fase scolare la sua evoluzione.

 

Come differenziare i bambini con DSL?

Considerate le premesse sopra esposte, i bambini che presentano un DSL:
– possiedono capacità uditive nella norma;
– non presentano problemi neurologici;
– sono adeguati nei test di intelligenza non verbale;
– presentano quoziente intellettivo nella norma;
– non manifestano difficoltà di tipo relazionale;
– sono inseriti in un contesto socio-ambiente stimolante.

 

DSL e sottocategorie

I disturbi di linguaggio “espressivi” sono i più frequenti (circa il 40%) e riguardano soprattutto il livello fonetico-fonologico, semantico-lessicale e morfo-sintattico.
Il disordine che si osserva con maggior frequenza è il Deficit fonologico-sintattico, in cui il versante espressivo maggiormente coinvolto è quello fonologico (organizzazione dei suoni nelle parole) e morfo-sintattico (organizzazione grammaticale e strutturazione delle frasi complete di soggetto-verbo-oggetto-complementi); il Deficit fonologico, invece, da molti definito anche come Disordine Fonologico (Bortolini 1993), vede coinvolto unicamente il livello fonologico.
Si riconosce, inoltre, il Deficit Lessicale-Sintattico, caratterizzato da problematiche di accesso lessicale, quindi nell’apprendimento di nuove parole, nel loro utilizzo e nella comprensione del significato delle stesse parole.

Le restanti tre categorie si riscontrano in condizioni più rare, Agnosia Verbale e Disprassia Verbale, o collegate a disorganizzazioni cognitivo-affettive, come nel Deficit Semantico-Pragmatico.

 

Quali sono i principali fattori di rischio?

Considerando la grande variabilità tra coetanei per quanto riguarda lo sviluppo linguistico in questa fascia d’età, ci possono essere dei segnali di ritardo di linguaggio o di un probabile quadro di DSL, Disturbo Specifico di Linguaggio, in assenza di altre anomalie strutturali, come descritto sopra: perdita uditiva, lesioni neurologiche o scarsa stimolazione linguistica, povera esposizione alla lingua madre, in bambini con cognitivo nella norma.

Nella fascia prescolare, ricordiamo, che andrebbe sempre consigliato ed eseguito un esame audiometrico, soprattutto in presenza di ritardo o probabile disturbo di linguaggio.
Frequenti otiti/tonsilliti (più di 4 in un anno) possono compromettere la funzionalità uditiva.
Oltre questi, i fattori di rischio più frequenti sono:
– SCARSO CONTROLLO E COORDINAZIONE MUSCOLARE OROFACCIALE, DIFFICOLTÀ NELL’ORGANIZZAZIONE PRASSICA
– FAMILIARITA’ PER DSL
– DIFFICOLTÀ A MANTENERE L’ATTENZIONE E LA CONCENTRAZIONE
– ASSENZA DELLA LALLAZIONE
– PRIME PAROLE DOPO I 12 -15 MESI
– VOCABOLARIO A 24 MESI INFERIORE ALLE 50 PAROLE IN PRODUZIONE
– ASSENZA DELLA COMBINAZIONE DI PAROLE A 30 MESI
– COMPRENSIONE VERBALE DIFFICOLTOSA

 

Trattamento

Dunque, è importante considerare quanto e come il bambino sa capire il linguaggio dell’adulto (comprensione verbale), l’ampiezza del suo vocabolario espressivo, la costruzione di frasi, lo sviluppo fonologico. Se entro i 36 mesi questi parametri non si sono modificati o evoluti, aumenta il rischio di strutturare un disturbo di linguaggio e si rendono necessari la visita Neuropsichiatrica Infantile (NPI), l’esame audiometrico e una valutazione logopedica completa delle capacità comunicative , nonché l’analisi dei diversi livelli linguistici in comprensione e in produzione, per poter iniziare la terapia sin da subito.

Informare i genitori e tutte le figure che si occupano della crescita dei nostri bambini sulle tappe di sviluppo del linguaggio e sulle possibili difficoltà comunicative e di linguaggio che possono presentarsi, li rende in grado di poter essere i primi a riconoscere eventuali campanelli d’allarme per potersi rivolgere, poi, alle figure competenti in materia.

Essere attenti, attivi e responsabili nello sviluppo del linguaggio dei nostri bambini ci permette di garantire a loro un sereno e valido evolversi di competenze superiori come quelle metafonologiche e di letto-scrittura.

Il disturbo specifico del linguaggio risponde molto bene al trattamento logopedico e risponde tanto meglio quanto più è precoce l’intervento terapeutico.

Per uno specialista è possibile identificare il disturbo anche prima dei tre anni d’età.